Cronaca

Telefonata choc in redazione: “Siamo terroristi”, poi la mattanza. Indagato pure il boss

Marcianise. C’è un terzo indagato oltre ai due fermati nel blitz della squadra mobile per il delitto di Raffaele Paolella “o’ meccanic”. Si tratta del boss Salvatore Belforte, che ha evitato l’ennesima ordinanza avendo a suo tempo collaborator con le indagini.

Per la morte di Raffaele Paolella, ucciso in un circolo ricreativo di Marcianise mentre guardava la semifinale di Coppa delle Coppe tra Juve e Barcellona, i provvedimenti sono stati notificati al 50enne Antonio Letizia, detto “Fifi'”, e al 68enne Vittorio Musone, detto Mino, entrambi gia’ detenuti a Parma e Sassari.

Dalle indagini realizzate dalla Squadra Mobile di Caserta e coordinata dalla Dda di Napoli, e’ emerso che i due indagati, la sera del 10 aprile 1991, avrebbero accompagnato l’allora boss Salvatore Belforte nel circolo dove era Paolella; fu proprio Belforte a sparare con un fucile calibro 12 caricato a pallettoni. Paolella fu colpito prima al corpo e poi alla testa, e mori’ sul colpo. Belforte non e’ stato raggiunto pero’ dalla misura cautelare in quanto ha collaborato nelle indagini, indicando i complici Musone e Letizia e il movente del delitto, che e’ maturato nell’ambito della sanguinosa faida che ha contrapposto per anni proprio il clan Belforte e il clan Piccolo, cosca quest’ultima di cui avrebbe fatto parte la vittima. Musone – ha raccontato Belforte – avrebbe guidato l’auto usata per raggiungere il circolo, mentre Letizia, armato di pistola, sarebbe entrato nel circolo con il boss per proteggere quest’ultimo. Alcuni giorni dopo il fatto fu rinvenuta la carcassa data alle fiamme della macchina utilizzata per l’agguato, risultata rubata, con all’interno i resti bruciati del fucile impiegato per sparare, un Benelli a canne mozze.

La telefonata in redazione

Fin da subito le indagini si indirizzarono verso il clan Belforte, a dispetto dei tentativi di depistaggio, come una telefonata effettuata alla redazione di un giornale da un anonimo con marcato accento sardo, che attribuiva ai “Nuovi Nuclei Armati Casertani” l’esecuzione dell’omicidio, quale atto di punizione “per chi aiuti l’infame quacquerone” (nomignolo con ci venivano indicati i Piccolo di Marcianise). Anche altri collaboratori hanno parlato del delitto, che fu pianificato da Belforte nel 1987 dopo l’omicido di un suo affiliato; il boss fu pero’ arrestato e quando usci’ nel 1990 decise di agire. Salvatore Belforte, dopo un inizio di collaborazione, e’ stato poi estromesso dal programma di protezione

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